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  pegacecco [ Stamo a vive un sogno!!! ]
         

"Che giovani siamo se non vogliamo cambiare il mondo..."


30 agosto 2012

VOGLIO L’ERASMUS PER GLI AMMINISTRATORI PUBBLICI IN SCANDINAVIA!

Ogni volta che ti trovi in Scandinavia, Norvegia (in futuro), Finlandia o Svezia fa lo stesso, ci sono vari sentimenti che si mescolano insieme: lo stupore, la meraviglia, l’ammirazione per quello che è, da loro, ma allo stesso tempo monta anche tanta invidia, rabbia e amarezza per quello che non è, da noi. Di scuse, ma di palliativi contro la delusione si tratta, ce ne sono fin troppe: “sì ma loro sono pochi in un territorio sterminato”, oppure “sì ma loro non hanno edifici che non possono buttare giù”, etc. etc.

Il punto è molto semplice: da un lato c’è chi sa amministrare la cosa pubblica (loro), da un altro chi ha ancora molto da imparare (noi). Ed anche qui di scuse non mancano. La più nota di solito è la seguente: “beh, non è un problema di chi e come amministra, è un problema di cultura del popolo”. Della serie se riempi una città di piste ciclabili in Italia stai solo sprecando tempo e denaro perché tanto i cittadini continueranno ad utilizzare la macchina. Ecco, qui sta il trappolone che porta alla stasi ed è nemico del cambiamento. La struttura, la regola, il servizio, chiamatelo come vi pare, fa e produce il cambiamento. Non nel breve-brevissimo termine, ci mancherebbe, ma nel lungo ci sono fin troppi esempi da poter citare per non credere nella capacità di regole/servizi/strumenti di qualità di operare e portare ad un cambiamento. Tanto per richiamarne uno: la legge sul divieto di fumare nei locali pubblici. Vi ricordate quello che era prima, i dibattiti nel durante e quello che è stato poi? Appunto…

Spazio proposte. Se loro sono stati così bravi, soprattutto a livello locale, nel realizzare delle città veramente a misura d’uomo ed environment friendly perché non andare da loro, prendere un po’ di appunti ed applicarel e migliori idee/buone prassi (fattibili) sul nostro territorio? Perché non istituire una sorta di “Erasmus per gli amministratori pubblici” nel quale noi andiamo da loro a farci spiegare come hanno fatto e poi li facciamo venire da noi per fargli vedere dove non devono tornare (simbolicamente si intende) e soprattutto a spiegarci “sul campo” come fare?

Idea semplice, realizzabile e quasi a costo zero (sono convinto che ospiterebbero i nostri amministratori praticamente gratuitamente). In termini di miglioramento nella gestione del territorio, soprattutto a livello comunale, non posso che prevedere straordinari passi in avanti.

Anche qui l’unico muro che potrei vedere, lo scoglio linguistico, potrebbe essere facilmente superato dall’avvento di una nuova classe dirigente giovane, piena di entusiasmo ed abituata a viaggiare per l’Europa e non solo, in grado, quindi, di parlare quella lingua tanto brutta e cattiva per gli italiani di qualche generazione fa come inglese.

Sembra molto 1+1=2. Il bello è che sarebbe veramente molto semplice da realizzare.





2 gennaio 2012

FATTA L'EUROPA BISOGNA FARE GLI EUROPEI: TG DELLE 20 EUROPEO CERCASI

“L’Europa è debole”. “L’Europa è distante”. “L’Europa non ci rappresenta”. Etc. etc. etc. Insomma, questa Europa fatica sempre di più a decollare. Anzi, forse per alcuni aspetti è ancora in coda sulla pista di partenza… Soluzioni?

Fatta l’Italia è il momento di fare gli italiani si diceva. I problemi furono tanti. Tuttora persistono. Poi arrivarono i media, soprattutto la televisione, e la penisola, tutto d’un tratto, si avvicinò. Divenne un po’ più omogenea, compatta, culturalmente sempre più viva è produttiva. È fuori discussione che senza l’avvento di una televisione con dei canali e delle trasmissioni nazionali, l’Italia avrebbe faticato moltissimo nel cammino dell’unificazione nazionale.

E l’Europa? Molti dei tratti che caratterizzano l’Europa contemporanea ricordano l’Italia pre e immediatamente post-unitaria. Una storia ed una cultura comune, simile ed affine (chi più chi meno), ma caratterizzata dalla divisione politica. Questa similitudine, e la sua lettura storica, dovrebbe, gioco forza, consegnarci una delle soluzioni al dilemma della lontananza culturale che ancora separa i diversi stati nazionali che formano l’Unione Europea: l’avvento di una TV europea, più precisamente di un canale televisivo europeo comune.

Ebbene sì. Fatta l’Europa dobbiamo fare gli europei. Ergo, abbiamo bisogno di un media in comune, di un TG delle 20 europeo, magari in inglese, ma sottotitolato in ognuna delle lingue nazionali, oppure a rotazione in ognuna delle lingue madri presenti in Europa (sempre sottotitolato in ognuna delle lingue nazionale). Cosa sarebbero gli Stati Uniti senza la CNN, FOX NEWS, ABC, etc. etc. etc.? Per alcuni sarebbe un bene, sicuramente sarebbe una nazione più disomogenea, distante, divisa. Semplificando, una nazione non sarebbe tale senza un canale televisivo nazionale, senza un TG e dei programmi di approfondimento di ogni tipo, non solo politico, di natura nazionale, nel nostro caso europeo.

Uno dei principali difetti sarebbe l’assenza di un mercato, di un pubblico di telespettatori al quale un canale televisivo europeo potrebbe interessare? Semplice, l’Europa rappresenta un bene da tutelare, ergo lo stato, quindi le istituzioni europee dovrebbero intervenire per tutelarlo, alla faccia del neoliberismo… Certo, il tema dell’appeal diverrebbe comunque centrale. Non vi scandalizzerete se accanto ad un TG europeo, ad un programma alla Report europeo etc. etc. ci fosse anche un Grande Fratello europeo (un concorrente per ognuno degli statimembri… l’idea già mi piace…), approfondimenti sportivi europei, una rubrica di gossip europeo, etc. etc. Accanto all’interesse pubblico, le esigenze di mercato. Un compromesso che non mi farebbe storcere la bocca. Da appartenente della generazione Erasmus, per la mia amata Europa, questo ed altro…


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permalink | inviato da pegacecco il 2/1/2012 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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