.
Annunci online

  pegacecco [ Stamo a vive un sogno!!! ]
         

"Che giovani siamo se non vogliamo cambiare il mondo..."


24 gennaio 2012

MARTONE, GLI SFIGATI... RX SUL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO

Da neolaureato fresco fresco dico la mia sulle dichiarazioni del viceministro Martone. Piccola premessa personale (visto che su twitter un po’ tutti stanno facendo outing). Ho 25 anni. Uscito dal liceo ho superato i test sia di medicina che di fisioterapia. Mi sono iscritto a fisioterapia e dopo il primo anno ho deciso di cambiare università per seguire la mia passione: la politica. Nelle parole di Manuel Castells, per “comprendere la società nella quale viviamo per renderla migliore”. “Bruciato” il primo anno con il cambio di facoltà, mi sono laureato in Comunicazione di Massa a 23 anni (triennale) ed a 25 in Scienze Politiche (magistrale). A due mesi dalla laurea, ossia una settimana fa, ho vinto una borsa di dottorato in Scienze della Politica. Con questo background dico la mia.

Per quanto riguarda la città (Perugia) e le facoltà dove ho studiato (Fisioterapia; Lettere e Filosofia; Scienze Politiche) da studente non posso non affermare che le università italiane sono piene di… “problemi” (tanto per usare un eufemismo). Hanno molti pro (ok, le tasse sono tra le più alte in Europa ed in Svezia ad esempio non si paga nulla, ma il modello statunitense non lo sposerei neanche sotto tortura e soprattutto appena varcati i confini nazionali un laureato italiano è conteso come un pezzettino di pane lanciato in mezzo a 30 piccioni!), ma i contro allo stesso tempo, ahimè, non mancano. Con un termine impresentabile (“sfigato”) e con poca chiarezza (credo Martone si riferisse non a tutti i giovani, ma semplicemente a chi frequenta l’università), il viceministro ha esternato una sacrosanta verità: per come è strutturata l’università italiana, questa facilita e permette a molti studenti di laurearsi senza problemi a 28-29, a volte 30 anni. Tolte le dovute eccezioni (laurearsi a 28-29-30 anni non è un male in sé, in quanto nella storia personale di ogni singolo studente possono presentarsi innumerevoli imprevisti/difficoltà che portano a prolungare il periodo formativo nelle università), uno studente che per prendere una laurea impiega 3-4-5 anni superiore al dovuto è una sconfitta per il sistema educativo italiano (e per le tasche della sua famiglia…).

Detto ciò, allo stato attuale, per le università italiane, uno studente fuori corso è una piccola sconfitta per la nazione, ma una risorsa irrinunciabile per gli atenei. Molte delle nostre università sono sommerse dai debiti, e togliendo gli introiti delle tasse degli studenti fuori corso non oso immaginare l’ammontare di tali debiti a quanto possa salire. Ulteriore effetto collaterale: in moltissime facoltà italiane vige il 28 politico, la maggior parte degli studenti si laurea con 110 e lode e poco meno del 10% scelgono di andare all’estero con il progetto Erasmus/Socrates (dati di almalaurea.it). Questo significa moltissime cose. Significa che il 110 e lode in moltissime discipline non ha più un valore e che prendere un pezzo di carta oramai è divenuto fin troppo semplice (sempre distinguo permettendo). Inoltre, solo 1 studente su 10 si forma per un breve periodo all’estero e, pur con questi dati, i laureati in Italia sono poco più del 20% nella fascia 25-34 (la media OCSE nella stessa fascia di età raddoppia la percentuale).

Insomma, rispetto alla media OCSE abbiamo pochissimi laureati, moltissimi, anche con 110 e lode, faticano a trovare lavoro e pochissimi di essi si sono formati quantomeno anche in Europa. Credo che il problema Università esista eccome. Allo stesso modo credo non si risolva, citando Ignazio Marino, con delle condanne. “Ciò non toglie che il problema dell'età dei nostri laureati esiste, come esiste all'interno delle nostre università, in molti casi, la totale assenza di meritocrazia, di trasparenza nelle selezioni, di risorse, di modernità dei programmi di studio, di rispondenza al fabbisogno espresso dal mercato del lavoro. Ecco perché servono proposte nuove. Non condanne vecchie”.

Il problema esiste e va affrontato. Seriamente. Da studente devo essere sincero, la maggior parte dei problemi che attualmente riguardano le università italiane sono dovuti a scelte di natura politica. Nazionale. Allo stesso tempo, purtroppo, noi studenti molto spesso non abbiamo quella fame, quella grinta e quella capacità critica necessarie per vivere al meglio l’esperienza universitaria. Quel misero 10% scarso di studenti che durante la loro esperienza universitaria con i programmi Erasmus/Socrates si sono recati all’estero, soprattutto in una società sempre più liquida e globale, ci deve far interrogare sulla nostra propensione allo spostamento, soprattutto in ottica formativa e lavorativa. Ripeto la metafora: appena varcati i confini nazionali un laureato italiano è conteso come un pezzettino di pane lanciato in mezzo a 30 piccioni! Il sistema universitario avrà mille problemi, ma in ottica globale sforna fior fiore di eccellenze. I problemi ci sono eccome, ma sicuramente non si risolvono con questo tipo di sparate pro-media. Come diremmo su twitter, #sapevatelo.



sfoglia     dicembre        febbraio
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom