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  pegacecco [ Stamo a vive un sogno!!! ]
         

"Che giovani siamo se non vogliamo cambiare il mondo..."


14 febbraio 2012

STORIA DI UN FAST FOOD, DEL BENE COMUNE E DI UN BUON VINO ROSSO

A breve chiuderà l’unico fast food presente nella mia città. Il mio primo pensiero è stato: stasera si stappa un ottimo rosso per festeggiare! Dopo un po’di ore…  confermo la sensazione iniziale. Un momento storico come questo però, merita una seria riflessione.

Ho avuto un po’ di confronti con qualche mio concittadino. Le opinioni prevalenti tendono all’acquisto di un ottimo rosso senza se e senza ma, ma qualcuno, legittimamente, ha rivolto i suoi pensieri a coloro che perderanno il posto di lavoro. È un pensiero che è balenato anche nella mia testolina. Mi sono detto: certo, e tutti i dipendenti che perderanno il loro posto? Non credo stiano stappando nessun rosso in questo momento. Anche questo pensiero non è bastato per fermare l’apertura di un buon Chianti…

Se domani chiudesse una fabbrica che produce armi da guerra, una fabbrica che fa lavorare anche 3-400 operai, una fabbrica che ha permesso a molti di comprarsi casa, mandare i figli all’università, comprarsi la macchina, etc. etc., voi cosa pensereste, poverini i licenziati, oppure finalmente stiamo andando verso un nuovo, migliore, più umano modello di sviluppo?

Ora, mi rendo conto che il paragone armi da guerra-fast food possa essere un po’ troppo eccessivo, allo stesso modo però, se vogliamo avere una diversa visione del mondo, dobbiamo anche iniziare a mettere il bene comune dinanzi al bene particolare, corporativo, di casta. È dura, ma senza visione a lungo termine non andiamo da nessuna parte. Quella a breve, non solo alle prossime elezioni, ma al giorno dopo, ha già fatto/sta facendo troppi danni.

Bene comune vuol dire semplicemente il bene di tutti e per tutti, prima di tutto. Ora, visto che di strada da fare ne vedo ancora moltissima, e soprattutto di ostacoli non ne mancano, non sarò certo io a dirvi che: spianata è, la  strada per il paradiso…

Se lottare per il bene comune vuol dire scontentare molti nel breve periodo per accontentare tutti nel lungo, credo ne valga la pena. Mi sbaglio?

 

P.S. dopo il Chianti mi arriva questa notizia: codesto fast food chiuderà in centro (affitto troppo caro mi dicono, non ci rientrano con le spese), per riaprire 2-3 volte più grande in periferia… il concetto espresso resta, la soddisfazione iniziale scema… Ora sta a noi renderlo obsoleto…

 

P.S.2 per il paragone armi da guerra-fast food, dopo un due-tre settimane in giro per gli Usa potrebbe apparire sotto tutta un’altra luce… #sapevatelo




11 gennaio 2012

L'AUTO-EROSIONE DEL CETO MEDIO

Oggi, parlando con un mio amico, esce fuori il tema dell’erosione del ceto medio. Brutta bestia, I know. I ricchi diventano sempre più ricchi, mentre la fascia di chi ha sempre di meno e vive al limite della sussistenza cresce sempre di più, statistiche alla mano. E nei tempi di crisi questa forbice si allarga sempre di più.

Iniziamo a fare la nostra bellissima “chiacchierata da bar”, in macchina, poi mi vengono in mente alcune cose…

Per esempio mi vengono in mente i dati di vendita dell’Iphone. E penso, ma se l’Iphone è uno dei cellulari più cari, se non il più caro sul mercato costando circa 600 euro, gli appartenenti al cosiddetto ceto medio dovranno, giocoforza, acquistare un cellulare che costa intorno ai 150-200 per soddisfare il loro bisogno comunicativo considerando il loro potere d’acquisto, sono ceto medio. Invece...

Per esempio mi sono venuti in mente i ristoranti ed i bar sempre pieni… Fa pensare ad una brutta battuta detta nel momento sbagliato, ma nella città dove vivo ne sta aprendo almeno uno nuovo al mese e di attività che chiudono non se ne parla. Il ceto medio, correggetemi se sbaglio, è quello che a fare colazione o l’aperitivo al bar, o a spendere 20 euro al ristorante ci va, percezione di ceto medio alla mano, il meno possibile, non perché non se lo può permettere, ma perché fa parte del ceto medio, e soldi spesi in quel modo, ad esempio in una famiglia di 4 persone, ossia 80 euro, sono una quantità non decisiva, ma più che rilevante.

Potrei proseguire con gli esempi...

Penso a tutto ciò e mi vengono in mente le modalità con le quali i nostri genitori negli anni 60-70-80-90, appartenenti per la maggior parte al ceto medio, spendevano i loro soldi: mai al ristorante (solo un’eccezione), la colazione al bar non esiste, si fa a casa, il pranzo? Panino da casa, etc. L’Iphone ancora non c’era, ma sono sicuro che avrebbero senza problemi optato per il Nokia da 19,99…

Le influenze sociali e mediatiche contano, sono importanti, decisive e sempre più forti e influenti. Detto ciò, guardando al fenomeno dell’erosione del ceto medio, e soprattutto alle singole scelte economiche degli ex-appartenenti a questa categoria, non credo sia un abominio parlare di auto-erosione del ceto medio causa errata gestione del portafoglio. Suona molto giustificativo della crisi e delle differenze sociali causa cattiva gestione delle risorse e delle dinamiche sociali, ma suona anche vero, troppo vero…


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permalink | inviato da pegacecco il 11/1/2012 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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