.
Annunci online

  pegacecco [ Stamo a vive un sogno!!! ]
         

"Che giovani siamo se non vogliamo cambiare il mondo..."


30 agosto 2012

VOGLIO L’ERASMUS PER GLI AMMINISTRATORI PUBBLICI IN SCANDINAVIA!

Ogni volta che ti trovi in Scandinavia, Norvegia (in futuro), Finlandia o Svezia fa lo stesso, ci sono vari sentimenti che si mescolano insieme: lo stupore, la meraviglia, l’ammirazione per quello che è, da loro, ma allo stesso tempo monta anche tanta invidia, rabbia e amarezza per quello che non è, da noi. Di scuse, ma di palliativi contro la delusione si tratta, ce ne sono fin troppe: “sì ma loro sono pochi in un territorio sterminato”, oppure “sì ma loro non hanno edifici che non possono buttare giù”, etc. etc.

Il punto è molto semplice: da un lato c’è chi sa amministrare la cosa pubblica (loro), da un altro chi ha ancora molto da imparare (noi). Ed anche qui di scuse non mancano. La più nota di solito è la seguente: “beh, non è un problema di chi e come amministra, è un problema di cultura del popolo”. Della serie se riempi una città di piste ciclabili in Italia stai solo sprecando tempo e denaro perché tanto i cittadini continueranno ad utilizzare la macchina. Ecco, qui sta il trappolone che porta alla stasi ed è nemico del cambiamento. La struttura, la regola, il servizio, chiamatelo come vi pare, fa e produce il cambiamento. Non nel breve-brevissimo termine, ci mancherebbe, ma nel lungo ci sono fin troppi esempi da poter citare per non credere nella capacità di regole/servizi/strumenti di qualità di operare e portare ad un cambiamento. Tanto per richiamarne uno: la legge sul divieto di fumare nei locali pubblici. Vi ricordate quello che era prima, i dibattiti nel durante e quello che è stato poi? Appunto…

Spazio proposte. Se loro sono stati così bravi, soprattutto a livello locale, nel realizzare delle città veramente a misura d’uomo ed environment friendly perché non andare da loro, prendere un po’ di appunti ed applicarel e migliori idee/buone prassi (fattibili) sul nostro territorio? Perché non istituire una sorta di “Erasmus per gli amministratori pubblici” nel quale noi andiamo da loro a farci spiegare come hanno fatto e poi li facciamo venire da noi per fargli vedere dove non devono tornare (simbolicamente si intende) e soprattutto a spiegarci “sul campo” come fare?

Idea semplice, realizzabile e quasi a costo zero (sono convinto che ospiterebbero i nostri amministratori praticamente gratuitamente). In termini di miglioramento nella gestione del territorio, soprattutto a livello comunale, non posso che prevedere straordinari passi in avanti.

Anche qui l’unico muro che potrei vedere, lo scoglio linguistico, potrebbe essere facilmente superato dall’avvento di una nuova classe dirigente giovane, piena di entusiasmo ed abituata a viaggiare per l’Europa e non solo, in grado, quindi, di parlare quella lingua tanto brutta e cattiva per gli italiani di qualche generazione fa come inglese.

Sembra molto 1+1=2. Il bello è che sarebbe veramente molto semplice da realizzare.





1 aprile 2012

#PAGOCONLACARTA

Bella la sanità pubblica vero? Belle le scuole pubbliche vero? Bello avere un welfare state, con mille difetti per carità, ma comunque di qualità vero? Ecco, se tutto ciò vi piace veramente ci sarebbero alcuni discorsetti da fare.

In questo periodo mi trovo a Firenze. Città piena di arte, storia, cultura e…commercianti che fanno uno scontrino sì ed uno no (ad essere ottimisti) e nessun cittadino che gli dice niente!

Se anche voi fate parte del club di quelli che si lamentano tutti i giorni perché in Italia si pagano troppe tasse, i politici rubano, etc. etc. ecco, la prossima volta che quando vi prendete un bel caffè, una pizzetta o un panino crudo e pecorino non vi fanno lo scontrino e voi non fate un fiato, pensateci due volte prima di incolpare qualcun altro se il vostro portafoglio piange sempre più ed i servizi latitano. Stesso discorso per carità con la fattura dal medico, dal carrozziere, dal dentista etc.

Ora, dove non arriva la cultura devi arrivare “la struttura”. Mi spiego. Posso pure chiedere lo scontrino/fattura ogni volta 4-5 volte al giorno, ma il mio vero interesse è risolvere il problema. Ergo, come paesi che in questo possono darci lezioni senza problemi insegnano, l’unica via per risolvere questo tipo di evasione fiscale si chiama plastica. Il giorno che potrò pagare 80 centesimi di caffè con un carta di credito/debito avremo fatto un serio primo passo verso la risoluzione della nostra allergia alla fattura/scontrino.

E qui il passo è semplice: abbassare al massimo (tipo 0,%) o eliminare completamente le commissioni bancarie sulle transazioni tramite carta ed aumentare la dimestichezza dei cittadini con questo mezzo di pagamento. Punto. Abbiamo dimostrato che da soli non ce la facciamo, ergo abbiamo bisogno di strumenti che ci obblighino a non evadere. Se poi qualcuno vuole continuare indiscriminatamente con il cash e se non gli fanno lo scontrino/fattura non importa, tanto sarà un problema delle prossime generazioni, informo che questa era la logica che valeva fino a circa qualche mese fa ed ora noi siamo quelli “delle prossime generazioni”…

Ripeto, se la sanità e l’istruzione pubblica fanno così schifo, allora nessun problema… Possiamo continuare a chiudere occhi, naso e orecchie senza colpo ferire.

Lancio l'hashtag: #pagoconlacarta

P.S. cito Firenze perché attualmente mi trovo qui, ma questo è un discorso che con alti e bassi vale tendenzialmente in quasi tutta Italia




25 marzo 2012

i miei Pro e Contro del primo congresso nazionale dei Giovani Democratici

Credo che il modo migliore per analizzare il primo congresso dei Giovani Democratici, il gruppo giovanile del Partito Democratico, sia iniziare il racconto di questa tre giorni con un’immagine che mi rimbalza nella mente da sabato sera. Al momento della sua proclamazione Fausto Raciti sale sul podio, ringrazia la platea e dal suo volto nasce un sorriso sincero, un bel sorriso di un ventenne italiano pieno di ideali, valori e voglia di fare. Non conosco per niente Fausto Raciti, non mi è sembrato essere il miglior comunicatore al mondo in grado di parlare ed arrivare al cuore di un ventenne, ma quel primo piano mi permette di avere una gran fiducia sulla sua genuinità/autenticità. Non sarà il criterio più scientifico al mondo, ma mai sottovalutare il peso delle emozioni…

Rimanendo in tema di emozioni, il bello di un congresso nazionale di una giovanile di partito è che puoi effettivamente capire e respirare la bellezza dell’Italia, delle sue somiglianze/differenze che ne fanno la sua ricchezza principale, inebriandoti dell’allegria e della gioia di vivere di ragazzi di vent’anni provenienti da tutte le regioni d’Italia. Tutti insieme in un unico palazzetto ed ho chiaramente percepito che la nostra penisola, d’improvviso, era magicamente divenuta quella nazione tanto sognata da chi ci ha sempre creduto e che noi dobbiamo poter rendere il nostro vanto. Bello, veramente bello!

Questo congresso mi ha riempito di tutta la passione con la quale moltissimi ragazzi hanno urlato tutta la loro voglia di vivere in un’Italia migliore. Quella passione che ti dà la forza di lottare contro le ingiustizie e per il futuro di tutti perché al di fuori di quel palazzetto che ci ospitava non c’è di certo il “miglior mondo possibile”. Questa consapevolezza è un regalo che solo chi ha vissuto questa tre giorni senese potrà riportare nei propri territori di provenienza, e per questo ringrazio sinceramente chi ha reso questo congresso possibile e soprattutto di primissimo livello.

Un momento come un congresso però, serve per guardarsi negli occhi, dirsi cosa va e cosa dovrebbe essere migliorato, per poter essere effettivamente incisivi e lasciare un segno del proprio passaggio. Oltre a tutte queste immagini positive, non farei il bene di una giovanile così ricca di potenzialità se non andassi a sottolineare tutto quello che secondo me non è andato come sarebbe stato auspicabile.

Potrebbe sembrare un dettaglio, ma il fatto che al tavolo della presidenza era presente una sola donna e su una sessantina di interventi di donne sul palco ne siano salite non più di 5-6 non può che essere visto negativamente. E qui voglio essere sincero: la sotto-rappresentazione dell’universo femminile, per come la vedo io, non è da imputare a quello maschile. Care ragazze, serve più coraggio! Se siete così sotto-rappresentate guardate dentro di voi e non trinceratevi dietro improbabili muri che vi ostacolano. Un ideale 50 e 50 passa tendenzialmente dalla vostra voglia di esserci! D’altronde, “e se le donne fossero rimaste acasa?”

Questione candidato unico: Fausto Raciti era l’unico candidato in lizza per la carica di segretario. A prescindere dalla “questione Benifei”, il fatto che non ci sia stato nessun altro che abbia quantomeno avuto l’ambizione e la voglia di aspirare a quella carica fa molto riflettere. Fa molto riflettere perché la democrazia senza competizione soffre molto e non a caso qualcuno ha parlato di “percentuali putiniane” riferendosi all’83% con il quale è stato riconfermato il candidato uscente/unico Raciti. Grazie a molti interventi abbiamo capito che accanto a Raciti c’è soprattutto un gruppo di amici che ha e sta lavorando moltissimo, quotidianamente, per avere la miglior giovanile possibile. Questo però non deve mai sconfinare nella percezione che questa sia la “loro” giovanile e più di una volta ho avuto questa impressione.

La cosa che non mi è proprio andata giù è un'altra: la parola “ambiente” è stata un oggetto misterioso durante tutto il congresso e questo è inconcepibile! Per tutte le giovanili di partito progressiste europee e mondiali la difesa dell’ambiente è, se non la prima, una delle tematiche più importanti della quale occuparsi per costruire un mondo migliore. Per molti è proprio “la” tematica. Aver assistito ad un congresso dove la parola ambiente è stata praticamente ignorata mi ha suscitato sconcerto e tanta tanta rabbia. Ancora non credo possibile che su decine e decine di interventi nessuno abbia richiamato l’attenzione sulla tematica ambientale. Come se una madre o un padre non si interessassero mai dei propri figli: verrebbe chiamato un assistente sociale! Se non ci interessiamo di ambiente noi giovani, soprattutto in un momento storico dove questo viene violentato e spremuto senza logica quotidianamente, chi lo dovrebbe fare? Se non ci interessiamo di cosa respiriamo e di cosa mangiamo, cosa respireremo, cosa mangeremo? Una giovanile progressista senza difesa dell’ambiente non può esistere, è la nemesi di se stessa. Spero sia semplicemente stata una amnesia collettiva…

Siamo nel 2012, marzo del 2012. Tutti avevano in mano uno smartphone, molti un computer. Molti erano su facebook, quasi nessuno era su twitter. Cosa dire: no way! I GD non sono il circolo degli amici di topolino, sono una organizzazione politica che, essendo tale, deve convincere la maggior parte di persone possibile che le proprie ricette siano le migliori e che la propria visione del mondo sia la migliore per costruire the best world we could have! E non siamo negli anni '60, siamo nel 2012, dove “messaggi e persone che non sono presenti sui media non esistono nella mente dei cittadini”. E se facebook parla alla propria “bolla” di conoscenti, twitter parla a tutti in maniera indiscriminata, a quelli che si dovrebbero convincere della bontà e della necessità della propria visione politica, marcando la propria presenza! Non saperlo/capirlo è un errore inaccettabile. Vedere che praticamente nessuno dalla sala/casa stava twittando riguardo il congresso è qualcosa di a-giovane ed a-politico, soprattutto per una giovanile di partito del ventunesimo secolo!

E qui arriviamo alla vera sfida del nuovo segretario. Non credo siano mai stati fatti dei sondaggi a riguardo, ma se chiedete ad un giovane dai 15 ai 30 anni di rispondere alla domanda “cosa ne pensi dei GD?”, credo la maggioranza risponderà “non so chi siano”, un’altra buona fetta “i giovani-vecchi del PD” e solo una ristretta minoranza “i giovani del futuro che ci fanno sognare!”. Ecco, tutte le critiche presenti in questo post vogliono essere un sincero stimolo per poter tra 1-2 anni, magari tra pochi mesi, avere un sondaggio/la reale percezione che ci dirà che il numero di coloro che pensano che la politica sia bella, e che la più bella sia realizzabile tramite i ragazzi formatisi e cresciuti nei GD, sia in costante crescita. Io ci credo, in quel palazzetto ho visto tanto potenziale, che non venga sprecato, l’Italia, l’Europa e il Mondo intero non se lo possono permettere.




14 febbraio 2012

STORIA DI UN FAST FOOD, DEL BENE COMUNE E DI UN BUON VINO ROSSO

A breve chiuderà l’unico fast food presente nella mia città. Il mio primo pensiero è stato: stasera si stappa un ottimo rosso per festeggiare! Dopo un po’di ore…  confermo la sensazione iniziale. Un momento storico come questo però, merita una seria riflessione.

Ho avuto un po’ di confronti con qualche mio concittadino. Le opinioni prevalenti tendono all’acquisto di un ottimo rosso senza se e senza ma, ma qualcuno, legittimamente, ha rivolto i suoi pensieri a coloro che perderanno il posto di lavoro. È un pensiero che è balenato anche nella mia testolina. Mi sono detto: certo, e tutti i dipendenti che perderanno il loro posto? Non credo stiano stappando nessun rosso in questo momento. Anche questo pensiero non è bastato per fermare l’apertura di un buon Chianti…

Se domani chiudesse una fabbrica che produce armi da guerra, una fabbrica che fa lavorare anche 3-400 operai, una fabbrica che ha permesso a molti di comprarsi casa, mandare i figli all’università, comprarsi la macchina, etc. etc., voi cosa pensereste, poverini i licenziati, oppure finalmente stiamo andando verso un nuovo, migliore, più umano modello di sviluppo?

Ora, mi rendo conto che il paragone armi da guerra-fast food possa essere un po’ troppo eccessivo, allo stesso modo però, se vogliamo avere una diversa visione del mondo, dobbiamo anche iniziare a mettere il bene comune dinanzi al bene particolare, corporativo, di casta. È dura, ma senza visione a lungo termine non andiamo da nessuna parte. Quella a breve, non solo alle prossime elezioni, ma al giorno dopo, ha già fatto/sta facendo troppi danni.

Bene comune vuol dire semplicemente il bene di tutti e per tutti, prima di tutto. Ora, visto che di strada da fare ne vedo ancora moltissima, e soprattutto di ostacoli non ne mancano, non sarò certo io a dirvi che: spianata è, la  strada per il paradiso…

Se lottare per il bene comune vuol dire scontentare molti nel breve periodo per accontentare tutti nel lungo, credo ne valga la pena. Mi sbaglio?

 

P.S. dopo il Chianti mi arriva questa notizia: codesto fast food chiuderà in centro (affitto troppo caro mi dicono, non ci rientrano con le spese), per riaprire 2-3 volte più grande in periferia… il concetto espresso resta, la soddisfazione iniziale scema… Ora sta a noi renderlo obsoleto…

 

P.S.2 per il paragone armi da guerra-fast food, dopo un due-tre settimane in giro per gli Usa potrebbe apparire sotto tutta un’altra luce… #sapevatelo




11 febbraio 2012

CHE IL RUGBY CI INDICHI LA RETTA VIA...

Lo scrissi in occasione del mondiale in Nuova Zelanda: “maggiore è la visibilità dell’Italrugby, migliore diventerà il nostro paese”. E lo confermo. Ma non perché mi sono visto circa 4-5 volte Invictus allora mi sono convinto che se vinciamo il 6 nazioni superiamo in un batter d’occhio tutti i nostri problemi culturali. Lo confermo perché ogni partita della nazionale di rugby trasmessa in TV, ogni pagina sui giornali, ogni intervista dei vari Parisse, Castrogiovanni o Masi sono un passo in avanti verso la rinascita/risveglio culturale di questo paese.

La metterei su questo piano: dimmi che sport nazionale hai e ti dirò che nazione sei. E quando vai a vedere che in Italia il calcio batte tutti gli altri sport tanto a zero, qualcosa vorrà pur dire. Non fraintendetemi, amo il calcio, credo sia uno degli sport più belli al mondo. Fai rotolare un pallone e chiunque, di ogni età, sesso e nazionalità può condividere giornate e giornate intere, sorrisi, emozioni. Il problema, purtroppo, non è il calcio in sé, è il calcio com’è, o più precisamente com’è... adesso. In Nuova Zelanda un nostro giocatore mise un dito in un occhio ad un avversario durante un’azione di gioco… prese settimane e settimane di squalifica, disonore pubblico e scuse di rito da parte sua. Nel calcio se vinci un mondiale segnando di mano diventa la “mano di Dio” e se un certo Filippo Inzaghi (tanto per citare il re della disciplina) simula/simulava 10 volte su10, diviene non solo un idolo, un furbo, un grande, il migliore, etc. etc., ma dalla prova TV prenderebbe non più di 2 giornate di squalifica (da circa due anni funziona così, almeno credo).

Ecco uno sport del genere, in questo modo, non lo posso accettare. Soprattutto quando il barare, il sopraffare l’avversario con ogni mezzo, diviene senso comune, accettato, ben visto, normale. Fino a quando non cambierà, “meno male che il rugby c’è”.

Le partite di rugby andrebbero mostrate nelle scuole per la loro carica educativa. Nelle scuole, ma soprattutto in alcune famiglie... vero mamme e papà che sugli spalti di una partita di calcio andreste quantomeno denunciati a volte?!?

Guardatevi la partita del 6 nazioni domani, soprattutto voi, sì, proprio voi che non lo conoscete come sport. Guardate con attenzione. Guardate gli spalti, gli abbracci tra inglesi ed italiani, guardate il rispetto nei confronti delle decisioni arbitrali anche se sbagliate, guardate le famiglie, i bambini ed i loro sorrisi. Guardate e fatene tesoro.

Non voglio darvi un peso in più ragazzi, ma se domani usciamo vincitori da quel manto, l’Italia, la cultur aitaliana, il sistema paese, i giovani di oggi e di domani vi dovranno molto.

La rivoluzione culturale del nostro paese passa anche per lo sport, soprattutto per lo sport. Quello sport che unisce tutto e tutti, fondato sull’onestà, l’umiltà, la tenacia, il rispetto… e potrei continuare all’infinito. Che il rugby ci dia una mano. L’Italia di tutti i giorni ne ha tanto bisogno. Quella di oggi, ma soprattutto quella di domani. 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. italia italrugby inghilterra rugby 6 nazioni

permalink | inviato da pegacecco il 11/2/2012 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



28 gennaio 2012

SIAMO IN CRISI PROPRIO PERCHE’ I RISTORANTI SONO TUTTI PIENI…


Durante lo “sfigato day”, causa sparata pro-media del viceministro Martone, un giovane studente-lavoratore pugliese inviò una lettera a La Repubblica. In un passaggio scrisse: “non voglio sproloquiare: spendo 16,80 euro per andare a Bari e per risparmiare mi porto i panini e l'acqua da casa, ogni giorno di lezione sembra che mi stia organizzando per una pasquetta, invece cerco solo di limitare i costi”. Alla frase evidenziata in neretto vorrei collegare la famosissima “i ristoranti sono tutti pieni” per condividere con voi una semplice considerazione.

I nostri genitori, quelli nati negli anni 40, 50 ed agli inizi dei 60, figli di operai, a volte monoreddito, non solo non andavano mai a cena fuori, ma guarda un po’, quando andavano all’università si preparavano i panini e l’acqua da casa… I miei genitori, ancora oggi, molto spesso si portano gli avanzi della cena a lavoro come pranzo.

C’è la crisi economica, l’università italiana è un disastro, ma la vera crisi, mi dispiace doverlo sottolineare ogni volta, è un’altra. Il benessere dei nostri padri molto probabilmente noi non lo avremo. Noi, con meno soldi di loro, stiamo andando a cena fuori tutte le settimana e ci lamentiamo se siamo costretti a farci il panino da casa come pausa pranzo. A casa mia si chiama dis-percezione nella gerarchia dei valori e dei bisogni… La crisi c’è, ma questa non è la causa della “nostra crisi". Noi siamo in crisi proprio perché i ristoranti sono tutti pieni. La crisi economica attuale, con la nostra crisi, non c'entra proprio nulla.




24 gennaio 2012

MARTONE, GLI SFIGATI... RX SUL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO

Da neolaureato fresco fresco dico la mia sulle dichiarazioni del viceministro Martone. Piccola premessa personale (visto che su twitter un po’ tutti stanno facendo outing). Ho 25 anni. Uscito dal liceo ho superato i test sia di medicina che di fisioterapia. Mi sono iscritto a fisioterapia e dopo il primo anno ho deciso di cambiare università per seguire la mia passione: la politica. Nelle parole di Manuel Castells, per “comprendere la società nella quale viviamo per renderla migliore”. “Bruciato” il primo anno con il cambio di facoltà, mi sono laureato in Comunicazione di Massa a 23 anni (triennale) ed a 25 in Scienze Politiche (magistrale). A due mesi dalla laurea, ossia una settimana fa, ho vinto una borsa di dottorato in Scienze della Politica. Con questo background dico la mia.

Per quanto riguarda la città (Perugia) e le facoltà dove ho studiato (Fisioterapia; Lettere e Filosofia; Scienze Politiche) da studente non posso non affermare che le università italiane sono piene di… “problemi” (tanto per usare un eufemismo). Hanno molti pro (ok, le tasse sono tra le più alte in Europa ed in Svezia ad esempio non si paga nulla, ma il modello statunitense non lo sposerei neanche sotto tortura e soprattutto appena varcati i confini nazionali un laureato italiano è conteso come un pezzettino di pane lanciato in mezzo a 30 piccioni!), ma i contro allo stesso tempo, ahimè, non mancano. Con un termine impresentabile (“sfigato”) e con poca chiarezza (credo Martone si riferisse non a tutti i giovani, ma semplicemente a chi frequenta l’università), il viceministro ha esternato una sacrosanta verità: per come è strutturata l’università italiana, questa facilita e permette a molti studenti di laurearsi senza problemi a 28-29, a volte 30 anni. Tolte le dovute eccezioni (laurearsi a 28-29-30 anni non è un male in sé, in quanto nella storia personale di ogni singolo studente possono presentarsi innumerevoli imprevisti/difficoltà che portano a prolungare il periodo formativo nelle università), uno studente che per prendere una laurea impiega 3-4-5 anni superiore al dovuto è una sconfitta per il sistema educativo italiano (e per le tasche della sua famiglia…).

Detto ciò, allo stato attuale, per le università italiane, uno studente fuori corso è una piccola sconfitta per la nazione, ma una risorsa irrinunciabile per gli atenei. Molte delle nostre università sono sommerse dai debiti, e togliendo gli introiti delle tasse degli studenti fuori corso non oso immaginare l’ammontare di tali debiti a quanto possa salire. Ulteriore effetto collaterale: in moltissime facoltà italiane vige il 28 politico, la maggior parte degli studenti si laurea con 110 e lode e poco meno del 10% scelgono di andare all’estero con il progetto Erasmus/Socrates (dati di almalaurea.it). Questo significa moltissime cose. Significa che il 110 e lode in moltissime discipline non ha più un valore e che prendere un pezzo di carta oramai è divenuto fin troppo semplice (sempre distinguo permettendo). Inoltre, solo 1 studente su 10 si forma per un breve periodo all’estero e, pur con questi dati, i laureati in Italia sono poco più del 20% nella fascia 25-34 (la media OCSE nella stessa fascia di età raddoppia la percentuale).

Insomma, rispetto alla media OCSE abbiamo pochissimi laureati, moltissimi, anche con 110 e lode, faticano a trovare lavoro e pochissimi di essi si sono formati quantomeno anche in Europa. Credo che il problema Università esista eccome. Allo stesso modo credo non si risolva, citando Ignazio Marino, con delle condanne. “Ciò non toglie che il problema dell'età dei nostri laureati esiste, come esiste all'interno delle nostre università, in molti casi, la totale assenza di meritocrazia, di trasparenza nelle selezioni, di risorse, di modernità dei programmi di studio, di rispondenza al fabbisogno espresso dal mercato del lavoro. Ecco perché servono proposte nuove. Non condanne vecchie”.

Il problema esiste e va affrontato. Seriamente. Da studente devo essere sincero, la maggior parte dei problemi che attualmente riguardano le università italiane sono dovuti a scelte di natura politica. Nazionale. Allo stesso tempo, purtroppo, noi studenti molto spesso non abbiamo quella fame, quella grinta e quella capacità critica necessarie per vivere al meglio l’esperienza universitaria. Quel misero 10% scarso di studenti che durante la loro esperienza universitaria con i programmi Erasmus/Socrates si sono recati all’estero, soprattutto in una società sempre più liquida e globale, ci deve far interrogare sulla nostra propensione allo spostamento, soprattutto in ottica formativa e lavorativa. Ripeto la metafora: appena varcati i confini nazionali un laureato italiano è conteso come un pezzettino di pane lanciato in mezzo a 30 piccioni! Il sistema universitario avrà mille problemi, ma in ottica globale sforna fior fiore di eccellenze. I problemi ci sono eccome, ma sicuramente non si risolvono con questo tipo di sparate pro-media. Come diremmo su twitter, #sapevatelo.




14 gennaio 2012

L'ISTITUTO LUCE NO! BASTA! FA SOLO DANNI...

Passo un attimo in sala. Mio padre è alla televisione. Rai3. Cosa sta guardando: i video dell’Istituto Luce sul fascismo. Nel dettaglio, la firma delle leggi razziali nel 1938.

Siamo nel 2012 nel pieno di una crisi internazionale causata da tutto tranne che dal contesto economico-politico degli anni 30 e 40 e su cosa insistiamo? Sui video dell’Istituto Luce… Ma una serie di speciali sugli anni 60, 70 e 80 quando arriverà? Un approfondimento serio, organico e continuo sugli anni della Thatcher e di Reagan a quando, al prossimo secolo? Bah…

Il neoliberismo se lo sono inventato Stalin, Hitler e Mussolini oppure qualcun altro? Per carità, mai mettere da parte la memoria storica, ma oramai siamo dinanzi ad un congelamento della nostra percezione temporale agli anni della seconda guerra mondiale. Come se avessimo rimosso gli ultimi 60 anni, dalla fine degli anni 40 ad oggi.

Sarà un impressione, ma il persistere di parole come “fascisti” e “comunisti” credo sia (anche) legato alla tendenza dei media italiani (TV, giornali, settimanali) a riproporre quasi quotidianamente aneddoti, racconti e richiami al periodo bellico della seconda guerra mondiale, in una sorta di congelamento percettivo al periodo storico immediatamente post-bellico.

Se a questo colleghiamo il fatto che i diplomati dei nostri licei, da anni, non riescono ad andare oltre la seconda guerra mondiale nei loro programmi di storia, credo non sia poi così azzardando parlare di una rimozione sociale percettiva, un vuoto storico più che evidente del periodo storico che va dagli anni 50 agli anni 80.

Come comprendere le dinamiche economiche, sociali e politiche contemporanee con un vuoto storico così palese?

La prossima volta che sentite pronunciare (spesso) le parole (oramai praticamente svuotate di un vero significato tangibile) fascismo e comunismo, iniziate a farvi due tre domande sul perché…




11 gennaio 2012

L'AUTO-EROSIONE DEL CETO MEDIO

Oggi, parlando con un mio amico, esce fuori il tema dell’erosione del ceto medio. Brutta bestia, I know. I ricchi diventano sempre più ricchi, mentre la fascia di chi ha sempre di meno e vive al limite della sussistenza cresce sempre di più, statistiche alla mano. E nei tempi di crisi questa forbice si allarga sempre di più.

Iniziamo a fare la nostra bellissima “chiacchierata da bar”, in macchina, poi mi vengono in mente alcune cose…

Per esempio mi vengono in mente i dati di vendita dell’Iphone. E penso, ma se l’Iphone è uno dei cellulari più cari, se non il più caro sul mercato costando circa 600 euro, gli appartenenti al cosiddetto ceto medio dovranno, giocoforza, acquistare un cellulare che costa intorno ai 150-200 per soddisfare il loro bisogno comunicativo considerando il loro potere d’acquisto, sono ceto medio. Invece...

Per esempio mi sono venuti in mente i ristoranti ed i bar sempre pieni… Fa pensare ad una brutta battuta detta nel momento sbagliato, ma nella città dove vivo ne sta aprendo almeno uno nuovo al mese e di attività che chiudono non se ne parla. Il ceto medio, correggetemi se sbaglio, è quello che a fare colazione o l’aperitivo al bar, o a spendere 20 euro al ristorante ci va, percezione di ceto medio alla mano, il meno possibile, non perché non se lo può permettere, ma perché fa parte del ceto medio, e soldi spesi in quel modo, ad esempio in una famiglia di 4 persone, ossia 80 euro, sono una quantità non decisiva, ma più che rilevante.

Potrei proseguire con gli esempi...

Penso a tutto ciò e mi vengono in mente le modalità con le quali i nostri genitori negli anni 60-70-80-90, appartenenti per la maggior parte al ceto medio, spendevano i loro soldi: mai al ristorante (solo un’eccezione), la colazione al bar non esiste, si fa a casa, il pranzo? Panino da casa, etc. L’Iphone ancora non c’era, ma sono sicuro che avrebbero senza problemi optato per il Nokia da 19,99…

Le influenze sociali e mediatiche contano, sono importanti, decisive e sempre più forti e influenti. Detto ciò, guardando al fenomeno dell’erosione del ceto medio, e soprattutto alle singole scelte economiche degli ex-appartenenti a questa categoria, non credo sia un abominio parlare di auto-erosione del ceto medio causa errata gestione del portafoglio. Suona molto giustificativo della crisi e delle differenze sociali causa cattiva gestione delle risorse e delle dinamiche sociali, ma suona anche vero, troppo vero…


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. società euro consumi ceto medio portafoglio

permalink | inviato da pegacecco il 11/1/2012 alle 21:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



9 gennaio 2012

TOPIC DI ORDINARIA LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE...

Un piccolo post sull’operazione della Guardia di Finanza in quel di Cortina, ma soprattutto su come quest’evento è stato tematizzato dall’immancabile Arena di Giletti (ieri non ho fatto in tempo a pubblicarlo, recupero dopo la visione di un grandissimo Blob sul tema).

Nessuna novità: dopo circa un’oretta di dibattito, il coro (in maggioranza) che gridava “l’evasione non si combatte così, con gli eventi mediatici e lo stato dipolizia” (guarda caso da chi ha sempre paventato le cifre del suo operato contro l’evasione fiscale, ma di fatto ha sempre legiferato con scudi fiscali con percentuali irrisorie e soprattutto anonimi) è risultato o quantomeno apparso preponderante. Nessuna sorpresa. I governi cambiano, ma gli equilibri e la capacità di framing nei talk show politici, per ora, rimane la stessa. Nelle mani e grazie all’abilità dei soliti…

Con l’evasione fiscale vera piaga e una delle principali cause e malattie croniche dei disastrosi conti pubblici italiani, dinanzi ad un’operazione simbolica e sostanziale volta alla cura di tale patologia, il messaggio della domenica pomeriggio del servizio pubblico italiano era chiaro: “è ma però… la vera evasione fiscale è al sud… anche i maestri che fanno ripetizioni a nero sono la vera piaga… quelli con i soldi ora non verranno più a Cortina per paura di essere beccati dal fisco -come se fosse un male- ora chi ripagherà i commercianti di Cortina da questo danno di immagine… no allo stato di polizia… ecc” Insomma, difesa pura dello status quo, della cultura dell’evasione e dei ceti più abbienti.

In questo quadro, “meno male che Monti c’è”. La metafora degli evasori che mettono le mani nelle tasche degli italiani va supportata, iterata e condita come si deve a prescindere da chiunque l’abbia detta. Nel nostro caso è stato il Presidente del Consiglio, quindi ben venga.

Un danno di immagine per Cortina il controllo della Guardia di Finanza? Male che andrà, vorrà dire che nelle prossime settimane ci saranno un po’ meno di evasori. Se vi spostate tutti nello stesso posto diteci dove andate che vi inviamo i nostri angeli della Guardia di Finanza. I nostri anonimi Robin Hood. Alcuni hanno paura che da Cortina andrete a Saint Moritz? Non credo, lì vi pizzicano da molto tempo…

 

P.S. era presente Fassina del Pd. Popolarizzazione della politica ok, ma almeno qualcuno gli insegni come interagire in un talk show come L’Arena.

 

P.S.2 sul ruolo politico dell’Arena di Giletti si consiglia la lettura di un testo appena uscito: “Nuovi Approcci alla Comunicazione Politica” di Enrico Canigliae Marco Mazzoni



sfoglia     aprile       
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom