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VOGLIO L’ERASMUS PER GLI AMMINISTRATORI PUBBLICI IN SCANDINAVIA!

Ogni volta che ti trovi in Scandinavia, Norvegia (in futuro), Finlandia o Svezia fa lo stesso, ci sono vari sentimenti che si mescolano insieme: lo stupore, la meraviglia, l’ammirazione per quello che è, da loro, ma allo stesso tempo monta anche tanta invidia, rabbia e amarezza per quello che non è, da noi. Di scuse, ma di palliativi contro la delusione si tratta, ce ne sono fin troppe: “sì ma loro sono pochi in un territorio sterminato”, oppure “sì ma loro non hanno edifici che non possono buttare giù”, etc. etc.

Il punto è molto semplice: da un lato c’è chi sa amministrare la cosa pubblica (loro), da un altro chi ha ancora molto da imparare (noi). Ed anche qui di scuse non mancano. La più nota di solito è la seguente: “beh, non è un problema di chi e come amministra, è un problema di cultura del popolo”. Della serie se riempi una città di piste ciclabili in Italia stai solo sprecando tempo e denaro perché tanto i cittadini continueranno ad utilizzare la macchina. Ecco, qui sta il trappolone che porta alla stasi ed è nemico del cambiamento. La struttura, la regola, il servizio, chiamatelo come vi pare, fa e produce il cambiamento. Non nel breve-brevissimo termine, ci mancherebbe, ma nel lungo ci sono fin troppi esempi da poter citare per non credere nella capacità di regole/servizi/strumenti di qualità di operare e portare ad un cambiamento. Tanto per richiamarne uno: la legge sul divieto di fumare nei locali pubblici. Vi ricordate quello che era prima, i dibattiti nel durante e quello che è stato poi? Appunto…

Spazio proposte. Se loro sono stati così bravi, soprattutto a livello locale, nel realizzare delle città veramente a misura d’uomo ed environment friendly perché non andare da loro, prendere un po’ di appunti ed applicarel e migliori idee/buone prassi (fattibili) sul nostro territorio? Perché non istituire una sorta di “Erasmus per gli amministratori pubblici” nel quale noi andiamo da loro a farci spiegare come hanno fatto e poi li facciamo venire da noi per fargli vedere dove non devono tornare (simbolicamente si intende) e soprattutto a spiegarci “sul campo” come fare?

Idea semplice, realizzabile e quasi a costo zero (sono convinto che ospiterebbero i nostri amministratori praticamente gratuitamente). In termini di miglioramento nella gestione del territorio, soprattutto a livello comunale, non posso che prevedere straordinari passi in avanti.

Anche qui l’unico muro che potrei vedere, lo scoglio linguistico, potrebbe essere facilmente superato dall’avvento di una nuova classe dirigente giovane, piena di entusiasmo ed abituata a viaggiare per l’Europa e non solo, in grado, quindi, di parlare quella lingua tanto brutta e cattiva per gli italiani di qualche generazione fa come inglese.

Sembra molto 1+1=2. Il bello è che sarebbe veramente molto semplice da realizzare.


Pubblicato il 30/8/2012 alle 16.12 nella rubrica Attualità.

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